My Big Trip travel blog

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


In questo mio viaggio alle Cameron Highlands ho imparato una cosa molto importante: prima di unirsi con qualcuno in un trekking, informarsi sempre su chi sono e cosa fanno le persone con cui stai per intraprendere un’ardua camminata. Perché se vedi un ragazzo alto più di 2 metri che viene dalla Nuova Zelanda, dovresti immaginare che nel suo sangue scorre la forza degli All Blacks, o se ce n’è un altro dall’Australia, non è così strano che sia un campione di surf. E così se il taxista, mentre vi accompagna al punto di inizio del trekking, vi dice scherzando che se siete dei buoni trekker riuscirete a salire la montagna in 1 ora, quando invece la guida dice che sono necessarie 3 ore e mezza, stiate sicuri che loro cercheranno di superare questo record, apparentemente senza alcuno sforzo. È così che è stata la mia avventura sulle montagne malesi.

Non appena partita da KL in bus ho conosciuto un ragazzo tedesco con cui ho fatto subito amicizia. Arrivati a Tanah Rata (1.500m), base di partenza delle varie escursioni, nonché paese dove dormono tutti i backpapers, non trovando lui alloggio nella stessa guesthouse che avevo prenotato un paio di giorni prima (7,50€ per una singola con bagno privato e acqua calda, questa sì che è vita!!) ci siamo dati appuntamento per andare a cena un’ora dopo. Da lì è stato un attimo: conosci dei ragazzi a un tavolo, ne conosci ad un altro, la mattina dopo ci siamo ritrovati in 7, pronti ad affrontare il trekking più spettacolare ma più duro delle Cameron Highlands, che ci avrebbe portato sulla vetta più alta a 2.000 e passa metri. Un percorso di 3km con un dislivello di 500m nella giungla, seguito da una ridiscesa di 7km tra piantagioni di tè, honey, strawberry e butterfly farms. È così che alle 10 abbiamo cominciato questa salita, più difficile di quanto avessi potuto immaginare. È vero, la guida lo diceva, ma generalmente esagerano… invece no: 3km ripidissimi, in mezzo al fango, con le scarpe che sprofondavano completamente dentro, scavalcando tronchi e radici che si erano impossessati completamente del tragitto, sia sul terreno che in alto, rendendolo più un percorso ad ostacoli che altro. Nel frattempo, sopra di noi, riparati in parte dalla giungla, la pioggia continuava a scendere imperterrita, regalandoci però un po’ di fresco e aiutandoci a sopportare meglio la fatica. C’è voluto meno di un’ora e mezzo ad arrivare in cima, 2 ore in meno di quelle richieste normalmente. Che dire… ero morta. Ma che spettacolo!! Natura incontaminata, selvaggia, che non si lascia controllare ma che decide lei le regole. E poi un paio di banane, un bel po’ di acqua, del succo e pronti a rimetterci in marcia. La via del ritorno è stata molto più semplice: la strada asfaltata era solo in discesa (certo, data la ripidità non sempre era così tranquilla neanche lì…) e un’altra volta abbiamo battuto il tempo previsto.

Posso capire perché le Cameron Highlands rappresentano la meta più battuta per i weekend dei malesi: sono un vero e proprio rifugio dal calore e dal traffico delle città e della zona costiera. Un paradiso fresco, senza umidità, caratterizzato da foreste fittissime e alberi infinitamente alti, con i fiori più grandi del mondo. E poi queste piantagioni, che si estendono all’infinito e si arrampicano sulle montagne, che solo a guardarle ti infondono serenità e pace. È stato bello fermarsi nelle varie farms ad assaggiare i prodotti locali, a mangiare la frutta appena raccolta, a lasciarsi prendere dall’atmosfera rilassata che caratterizza questi villaggi. E quando è giunta l’ora di tornare a Tanah Rata, in attesa di un bus che non passava, siamo riusciti a farci dare un passaggio, per qualche chilometro, da un contadino che rientrava con il suo camioncino e ci ha fatti salire tutti e 7 sul retro, all’aperto, allo stesso modo che usano tra loro. E dopo qualche altro km a piedi finalmente è passato il tanto atteso bus, che, fermatosi al nostro autostop, ci ha riportato alle relative guesthouse. La mia sete di vedere non era ancora finita, ho deciso così di fare un ultimo percorso per raggiungere delle cascate a solo 1km dal villaggio. Le cascate non erano niente di che, ma è stato comunque bello camminare accanto al fiume, circondata dai grilli, nella pace più totale. E alla sera, dopo 15 chilometri totali di camminata, gambe e glutei si sono fatti sentire, ma il dolore non era niente in confronto a tanta, tanta soddisfazione (e poi, devo allenarmi in vista dell’Inca Trail!).

Un’altra serata al fresco, in compagnia, e poi, questa mattina, un nuovo bus per tornare a Kuala Lumpur, dove domani mi aspetta l’aereo che mi porterà in Thailandia, a Krabi, per godermi 2 settimane nel sud del paese, tra un’isola e un’altra, gite in kajak e in barca, trekking in un parco nazionale, ma soprattutto una nuova cultura e un nuovo mondo ancora.

“Touch the earth, love the earth, honor the earth, her plains, her valleys, her hills, and her seas; rest your spirit in her solitary places.” (da un cartello sul percorso)

P.S. Tutte le foto nella giungla rappresentano il sentiero, non l'ambiente circostante.



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