My Big Trip travel blog

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Sarà che a Kuala Lumpur sono stata ospite a casa di Dede, o sarà che per la prima volta, da quando sono partita, sono stata 5 giorni nello stesso luogo, ma mi sento di dire che a KL me la sono proprio goduta. Non che sia una città particolarmente bella e imperdibile, ma basta allontanarsi di poco per trovare dei posti a loro modo unici e sa comunque offrire scenari diversi al suo interno. E poi… locali pieni di gente, bevute, bagni notturni in piscina, fish massage, ore piccole e mattine a letto… direi wow, che vita. Da un certo punto di vista Kuala Lumpur è un po’ come Singapore, internazionale, viva, in continua crescita, dall’altro è riuscita a mantenere il cuore pulsante di una città asiatica, con le sue imperfezioni, i suoi quartieri poveri e sporchi, uno spirito diverso. Se da un lato alzi gli occhi al cielo, ma proprio alti, per poter raggiungere la sommità di edifici infiniti quali le Petronas Tower o la torre Menara, dall’altro puoi camminare nel trambusto del bazar di Chinatown, tra lo sporco e la puzza di Chow Kit, tra le case addormentate di Kampung Baru, tra le cui pareti i malesi conducono una vita tranquilla e apparentemente fuori dal mondo, ma dietro le quali si innalzano i grattacieli del Golden Triangle a ricordarti che una città sa correre, crescere ed evolversi e che certe vite appartengono al passato.

Il primo giorno a Kuala Lumpur l’abbiamo dedicato ai dintorni. Prima tappa: Pulau Ketam, un villaggio di pescatori cinesi su palafitte raggiungibile in 45 minuti di tragitto da Port Klang su una nave, sulla quale trasmettono, ininterrottamente, video di canzoni cinesi, con pure i testi scritti per chi volesse cantare, che già dopo 15 minuti ti chiedi come fanno ad ascoltarle sempre. A prima vista il villaggio sembra piccolo, ma ti accorgi poi che i ponticelli traballanti in legno che collegano le case e i templi, che si nascondono tra esse, sono moltissimi e ti portano a scoprire abitazioni sempre nuove, ma sempre uguali. Non hanno delle porte a chiuderle, ma delle inferiate decorate, in modo da lasciar sempre entrar l’aria. Ad ogni modo, di giorno sono tutte aperte, lasciandoti sbirciare al loro interno per scoprire, inaspettatamente, soggiorni ordinati e apparentemente puliti, tutti con la casa degli spiriti posizionata immancabilmente davanti all’ingresso. Ci siamo divertiti ad esplorarle con le due bici noleggiate all’ingresso del villaggio, vedendo nel frattempo la marea che si alzava sotto di noi, coprendo il fango e lo sporco che, al nostro arrivo, ci avevano accolto. Sembra infatti che utilizzino il terreno sotto le case come discarica: d’altronde loro vivono sopra, rialzati rispetto ad esso. E come pausa, un pranzetto a base di pesce fresco allo zenzero, davvero buono, come d’altronde non poteva che essere in un luogo che ti accoglie, prima di tutto, con una zaffata di pesce appena pescato. La giornata è proseguita con direzione Kuala Selangor, cittadina a nord di Kuala Lumpur famosa per le lucciole che di sera, dopo il tramonto, regalano uno spettacolo assolutamente magico, che ti permette di vivere, dal vivo, la scena in cui Ariel, ne “La Sirenetta”, naviga sul fiume, illuminato da mille lucine intermittenti che sembrano finte tanto sono incredibili. Perché proprio così funziona, sali su delle barchette a remi sul fiume, che portano 4 passeggeri alla volta, che ti portano lontano dalla luce e ti permettono di assaporare la meraviglia di quello spettacolo della natura, di questi esserini che fanno a gara per brillare di più, in modo da attirare l’attenzione delle femmine della loro specie.

I tre giorni successivi Dede mi ha portato a scoprire la città e le sue attrazioni, sia diurne che notturne. Mi sono poi goduta un divertentissimo fish massage, con un centinaio di pesci dottore che hanno letteralmente assalito i miei piedi, abbandonando quelli degli altri e rendendomi l’attrazione maggiore in quel momento del Central Market (a quanto pare generalmente si viene sì raggiunti da un gran numero di pesci, ma così tanti, tali da formare una nuvola nera che inghiotte nell’oscurità le tue estremità, non è così usuale, tant’è che della gente ha cominciato a fermarsi, per osservare, e il gruppetto di malesi che indicavano e ridevano si è fatto sempre più forte -> i pesci sentiranno la passione che ho per loro o semplicemente, dopo un mese di chilometri e strade macinate, ne avevo un gran bisogno?). Ho avuto modo di scoprire la più grande comunità di travestiti che io avessi mai visto, addentrandomi nelle strade “dei massaggi”, popolate da queste “donne”, in abiti succinti, che invitano gli uomini non accompagnati a seguirli all’interno per un massaggio e, ehm, qualcos’altro. Ma soprattutto ho avuto modo di sentirmi effettivamente più a casa, tra la compagnia di Dede e dei suoi colleghi italiani, pranzo/cena a casa cucinati dal padrino di Dede (lui e sua mamma sono arrivati a trovarlo dopo un paio di giorni che ero lì) e l’atmosfera rilassata e di vacanza che si respira nel residence in cui vive, una sorta di villaggio turistico che però turistico non è, ma è abitato dagli espatriati che lavorano a KL e da cinesi (i più ricchi in Malesia).

Tornando dalle Cameron Highlands, prima del volo per la Thailandia, sono poi riuscita a vedere l’ultima attrazione mancante a due passi dalla città, le Batu Caves, spettacolari caverne antiche migliaia di anni al cui interno sono stati ricavati templi induisti, non di particolare bellezza, ma che vale davvero la pena vedere per il luogo spettacolare in cui si trovano, queste montagne scavate che ricordano i cenote messicani, presentando dei buchi, sopra di esse, invasi dalla vegetazione, che permettono alla luce di illuminare l’interno delle grotte e diffondendo un atmosfera surreale grazie al suono delle campane dei templi e ai canti dei loro santoni. Forse sono stata fortunata a visitarle al tramonto, subito dopo un temporale che aveva fatto scappare tutte le centinaia di turisti che ogni giorno ne affollano gli interni e che fanno perdere sicuramente un po’ dell’imponenza e dell’atmosfera del luogo, ma mi sembrava davvero di poterne respirare la storia e le storie al suo interno avvenute.



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